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A Cesenatico

Il mare è davanti a noi.La mattina di mercoledì 2 ottobre 2013 le classi quinte di Calavino, Cavedine, Terlago, Vezzano e Vigo Cavedine, sono partite per Cesenatico.

 


Piramide umana in spiaggia.
In tutto eravamo un'ottantina di persone, infatti abbiamo noleggiato un pullman a due piani.

Il viaggio è durato circa quattro ore. Durante il viaggio abbiamo attraversato il Trentino Alto Adige, il Veneto, la Lombardia e l' Emilia Romagna ed il paesaggio è cambiato molto: dalle montagne siamo passati all'estesa pianura Padana, dove c'erano molti campi di grano e boschi di pioppi coltivati dall'uomo.

Abbiamo incontrato le città di Trento, Verona, Mantova, Modena e Bologna ed abbiamo attraversato il fiume Po, il più lungo d'Italia.

A Cesenatico la spiaggia era lunga, sabbiosa, piuttosto fredda; sul bagnasciuga c'erano molte conchiglie, vongole e cozze. C'era anche una casetta bianca, due campi da beach-volley ed un parco giochi. Il mare invece era tiepido, torbido e degradava lentamente; in lontananza c'erano degli scogli finti per riparare la spiaggia dalle onde. L'acqua aveva un odore salmastro e lasciava sulla sabbia una striscia di schiuma bianca.

In spiaggia abbiamo fatto i castelli di sabbia e abbiamo scavato buche che riempivamo di acqua; altri giocavano a calcio e a prendi-scappa. In questi tre giorni abbiamo conosciuto nuovi amici e ci siamo divertiti molto.

Classe V di Vezzano


Il museo galleggiante.....Dopo esserci rifocillati con un super- mega panino è l'ora della passeggiata per sgranchirci le gambe dopo le tante ore di pullman!
Ma è bello unire l'utile al dilettevole ed ecco che la nostra guida Christian viene ad accoglierci e ci accompagna per le vie tranquille e frescosamente alberate di Cesenatico, finchè arriviamo al porto canale, nella sua parte più antica.
Qui si dondolano, cullate dalle acque placide, dieci barche antiche che ci raccontano la storia della pesca nell'Alto Adriatico. Costituiscono l'unico museo galleggiante a cielo aperto di tutta Italia.
Ci affascinano i colori caldi e vivaci con i quali sono dipinte le chiglie ed i disegni, alcuni dipinti ed alcuni scolpiti nel legno. Ci attirano soprattutto i grandi occhi disegnati a prua che hanno un significato magico-religioso: sono gli occhi delle divinità che proteggono le barche dagli spiriti maligni. Peccato che le vele siano chiuse! Possiamo solo immaginare i bellissimi colori e disegni che le ornano... Fortunatamente poi ne ammireremo una molto grande, color ocra e mattone, appesa sulla parete del mercato del pesce.
Entriamo nel museo e ci accomodiamo in una spaziosa sala dove gli esperti ci fanno una vera e propria lezione sulla vita del mare.
Ci parlano degli organismi marini che vengono suddivisi in tre tipologie a seconda dell' ambiente marino in cui vivono , plancton, benthos e necton e sulle catene alimentari che lo regolano. Poi ci mostrano gli strumenti che si usano per le misurazioni del mare: il termometro, il densimetro, il disco di Secchi, la bottiglia di fondo. Li useremo davvero domani,quando usciremo con la motonave!
Tutti ascoltiamo attenti ed affascinati, molti intervengono rispondendo alle domande che gli esperti ci pongono. Qualcuno riesce ad azzeccare anche risposte difficili oppure conosce nomi di pesci stranissimi!!!
 Anche le nostre guide sono sorprese e promettono ai vincitori di quiz doppia dose di patatine fritte per il pranzo di domani.

Usciamo un pò stanchi e... via... a visitare la parte più antica ed interessante di Cesenatico: il mercato del pesce, affascinante con i suoi odori pungenti, lo slargo antistante, con la rosa dei venti incastonata nel lastricato, la Piazza delle Conserve.
 Lì abbiamo potuto osservare dei pozzi molto grandi e profondi (circa 6 metri di profondità per 8 metri di diametro) che servivano come ghiacciaie, ricoperte appunto di neve, per conservare a lungo il pesce o altri alimenti.
Tante foto, tanti sorrisi e un arrivederci a domani con i nostri esperti!

cl. V Terlago


La cernita del pescato.La mattina di giovedì 3 ottobre, subito dopo una buona colazione, ci siamo recati con il pullman al porto canale di Cesenatico, dove ci aspettavano gli esperti per l’uscita in mare con una motonave attrezzata e trasformata in un “battello oceanografico”.

Fin da piccoli ci è stato spiegato come potersi orientare sulla terraferma, ma nessuno ci ha mai parlato dell’orientamento in mare aperto. Per questo è stata davvero interessante l’attività di approccio all’oceanografia, ai metodi di orientamento e all’individuazione della rotta di un’imbarcazione. Il tutto è stato possibile grazie all’uso di righelli, squadre, matite e soprattutto delle carte nautiche.

Poi siamo passati all’esterno dell’imbarcazione ancora attraccata al molo, dove attraverso delle prove fisiche e chimiche abbiamo misurato alcune caratteristiche dell’acqua di mare, quali temperatura, trasparenza e salinità.

Finalmente la motonave ha preso il largo e dopo alcuni accenni teorici sulle modalità di pesca, ci siamo affiancati ad un peschereccio e abbiamo così potuto osservare dal vivo le operazioni di salpata delle reti.

Rientrati al porto, con un po’ di fatica abbiamo tirato al molo le reti contenenti il pescato che abbiamo successivamente suddiviso con le nostre mani in tre gruppi: molluschi (vongole, mitili, seppie e calamari), crostacei (gamberi, scampi, canocchie e granchi), pesci (sardine, triglie e acciughe). Durante queste operazioni ci ha tenuto compagnia uno stormo di gabbiani bianchi, molto ghiotti del nostro “bottino”.

A questo punto l’esperta Alessandra, avvalendosi di una vaschetta con alcuni organismi acquatici, ha spiegato in modo approfondito le caratteristiche morfologiche dei pesci e le loro capacità di adattamento all’ambiente marino.

La mattinata si è conclusa con un ottimo pranzo, a base di pesce freschissimo.

Classe 5^ di Vigo Cavedine


Dissezione della seppia.Il 3 ottobre, secondo giorno della gita a Cesenatico, dopo il pranzo in motonave ci siamo diretti al parco giochi.

Dopo poco è arrivata Alessandra, la nostra guida, che ci ha parlato dei nodi che vengono usati dai marinai.

Alessandra ha dato tre cimini colorati a ciascuno di noi mentre lei aveva una

grossa cima con la quale ci mostrava come eseguire i diversi nodi; nel frattempo ci spiegava i diversi utilizzi.

Di nodi ce ne sono tanti, facili e difficili...

Abbiamo imparato che ci sono nodi di arresto che servono per impedire la corsa della cima (nodo semplice, nodo Savoia e nodo francescano); i nodi di avvolgimento servono per fissare e avvolgere (nodo parlato e nodo mezzo collo); i nodi scorsoi possono essere stretti attorno agli oggetti; i nodi di accorciamento sono nodi che servono ad accorciare le cime ( nodo margherita) mentre i nodi di giunzione servono per unirle (nodo piano e nodo bandiera).

Comunque Alessandra è stata gentilissima e ci ha regalato, oltre ai tre cimini, una fantastica esperienza.

Dopo l’attività dei nodi siamo andati a dissezionare la seppia.

Grazie alle spiegazioni della guida abbiamo scoperto che la seppia è un mollusco marino cefalopode con dieci tentacoli (due lunghi “tascabili” e otto corti) che le permettono di cacciare, ha ottime capacità di mimetizzarsi, vive sul fondale del mare e ha un guscio interno molto leggero, chiamato osso di seppia, che le permette di nuotare velocemente.

Appena arrivati al tendone, dove si sarebbe svolta l'attività, la guida e il suo aiutante ci hanno detto di dividerci in gruppi da cinque o sei alunni per ogni tavolo. L’aiutante ci ha distribuito due seppie ormai morte per tavolo mentre Massimo, la guida, ci ha distribuito due forbici per poter tagliare l'animale. Durante l'operazione era molto importante fare attenzione per evitare di bucare la sacca dell'inchiostro.Una volta aperto il mollusco abbiamo potuto osservare l'interno ed estrarre l’osso di seppia.

È stata un'esperienza molto interessante ed istruttiva.

cl. V Calavino

Zaino in spalle alle saline di Cervia.La mattina del terzo giorno, dopo aver preparato la valigia, siamo saliti sul pullman che ci ha portato a Cervia per visitare le saline che fanno parte del parco regionale del delta del Po.

A bordo di una barca elettrica, equipaggiati di elmetto e giubbotto di salvataggio, abbiamo navigato lungo un calmo canale d’acqua di mare fino a raggiungere le saline: enormi specchi d’acqua salata, delimitati da canali e stretti sentieri bordati di piante di salicornia.

Tra le saline di Cervia c’è la salina Camillone, l’unica rimasta che produce sale “dolce”, secondo il metodo tradizionale, dove il sale viene raccolto ogni cinque giorni, a mano, e lasciato poi asciugare senza subire nessun trattamento. Per separare il sale dall’acqua bisogna far evaporare l’acqua in modo che precipiti il sale dolce, che viene subito raccolto prima che precipitino gli altri sali amari. Dei volontari cervesi, interessati alla storia locale, oltre a recuperare la salina Camillone, hanno ristrutturato un antico magazzino del sale e lo hanno adibito a museo, così abbiamo potuto osservare i vari strumenti in legno (perché il sale corrode il ferro) per la raccolta e la lavorazione del sale. Ciascuno di noi ha avuto la possibilità di comprarsi un sacchetto di questo particolare sale dal gusto gradevole per cui viene denominato “sale dolce”.

cl. V Cavedine


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