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Scuola Secondaria di Primo Grado

Stefano Bellesini

Indirizzo: via Roma, 3 - 38070 Vezzano

Telefono e fax: 0461864067

Posta elettronica:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Insegnante fiduciario: prof. Arrigo Chemolli

 

Mio dolce paese, dove sei?

dolcepaeseUn video triste, molto significativo e toccante, apre la mostra temporanea che abbiamo visitato noi alunni della classe IIIB della SSPG di Vezzano il 24 novembre al Museo Diocesano. Qui erano esposte 58 stampe realizzate da Georges Rouault (il più importante autore di arte sacra del XX secolo) tra il 1922 e il 1927.

Sulla prima stampa viene riportato il titolo della collezione: Miserere (abbi pietà di me) che prende spunto dal Salmo 51. Questa stampa rappresenta l'obiettivo della mostra, cioè trattare i vari concetti sia da un punto di vista spirituale che materiale.

 

Dopo avere osservato questa prima immagine abbiamo proseguito la nostra visita osservando le successive opere.

L'incisione “Noi che ci crediamo dei re” ci ha fatto riflettere sul senso di superiorità e sui pregiudizi che ognuno ha verso gli altri.

3b diocesano

“Nel paese della sete e della paura” ci invita a essere solidali, ad avere com-passione (nel senso di empatia) nei confronti di chi ci circonda. Sono rappresentate simbolicamente la speranza e la nostalgia: sensazioni vissute da ogni migrante.otare che spesso anche noi indossiamo qualche maschera per non far vedere agli altri chi siamo e cosa proviamo veramente. Di fronte alla domanda “Chi sei?” non è stato facile rispondere, anche se crescendo dobbiamo essere capaci di guardarci dentro e appunto capire chi siamo. La nostra identità individuale è collegata a quella collettiva ma nonostante questo bisogna stare attenti a non perdere il proprio “io” nel “noi” della società.

 

Nella sala successiva Rouault raffigura, in un'altra sua opera, com'è l'uomo in guerra: “Homo Homini Lupus”: un lupo in mezzo agli uomini.

 

Nella stessa sala sono esposte alcune fotografie di Ugo Pannella. Una in particolare, rappresenta la metafora della guerra: alcune sagome senza identità dietro a del filo spinato, private della libertà a cui ogni uomo avrebbe diritto; un'altra immagine rappresenta un uomo senza le braccia che abbraccia la figlia. Questa immagine a prima vista può sembrare insignificante, ma se si viene a conoscenza della storia è terribile. Infatti in questo caso è stata proprio la figlia (obbligata dal RUF, un movimento ribelle che ha combattuto il governo in  Sierra Leone in una guerra civile– che avevamo conosciuto precedentemente attraverso il film “Blood diamonds”) ad amputare le braccia al padre; nonostante questo, per lui la cosa più importante è di poter veder crescere e continuare ad abbracciare sua figlia, anche se con arti d’acciaio.

 

Nella terza sala si trovano altre fotografie di diversi autori.

Le prime due, di Alfredo Jaar, rappresentano un anziano profugo con un fagotto in mano: sono state scattate volontariamente sfuocate per far vedere quanto velocemente scappa un profugo e quali sensazioni prova. Anche quando è scoppiata la Prima Guerra Mondiale, gli sfollati trentini, in fuga verso la Moldavia o la Boemia, potevano portare con loro soltanto cinque chili di bagaglio, che dovevano preparare molto in fretta.

 

In altre due fotografie, scattate in Francia, a Calais, sono raffigurate due baracche abusive di profughi che sostano lì per poi dirigersi in Gran Bretagna. Esse sono costruite in mezzo ai boschi e quindi isolate, infatti non è presente nessuna persona proprio per sottolineare la solitudine che prova ogni migrante.

 

In un altro scatto è presente una donna sulle sponde di un lago nelle vicinanze di Kabul. Questa afghana è nascosta da un burqa: l'immagine vuole appunto mettere in evidenza la difficile condizione femminile presente in alcune zone del mondo purtroppo ancora oggi.

 

La mostra si conclude con un'immagine di una donna egiziana sorridente che tiene tra le braccia suo figlio, il che vuole farci comprendere che la gente che abita negli stati dove la vita è più complicata , dentro di sé ha comunque dei sogni di speranza per un futuro migliore.

 

Al termine della mostra ci siamo accorti che era proprio il momento in cui stavano cominciando i funerali di Valeria Solesin, vittima degli attentati di Parigi del 13 novembre; ci è sembrato opportuno dedicare un minuto di riflessione individuale a questa perdita, ma soprattutto al difficile periodo in cui ci troviamo.

 

Michela Bortoli, Giorgia Depaoli, Chiara Tavernini IIIB

mostra

© 2012 Istituto Comprensivo della Valle dei Laghi